Un Ballo Liscio – Santa Balera

Un progetto di Riccardo Tesi e Claudio Carboni
Con Riccardo Tesi, organetto diatonico, Claudio Carboni, sassofono, Nico Gori, clarinetto, Maurizio Geri, chitarra e voce, Roberto Bartoli, contrabbasso, Massimo Tagliata, pianoforte e fisarmonica, Gianluca Nanni, percussioni Quartetto d’archi Alborada

Il titolo è quello del primo cd dedicato alla tradizione strumentale del liscio della storia, realizzato da Riccardo Tesi per l’etichetta francese leader per la world music, Silex nel 1994. Erano gli anni delle riscoperte del “sound” cubano e della tradizione portoghese del fado, grazie anche ai film di Wim Wenders Buena Vista Social Club e Lisbon Story, successivi di soli 10 anni alla riscoperta di tali generi in ambito musicale, assieme al folk irlandese e al Tex-Mex.

Un ballo liscio, il nuovo progetto di Riccardo Tesi e Claudio Carboni ci riporta alle origini della riscoperta del repertorio strumentale del liscio italiano. Un genere che può vantare una popolarità in Italia pari solo all’incertezza della sua paternità, ma – per così dire – anche della sua maternità: se frutto di una contaminazione da parte della musica da ballo francese a seguito delle invasioni napoleoniche, o alla diffusione nel Nord Italia, in ambito borghese, e poi popolare, dei generi austroungarici della Polka e del Walzer, non è dato sapere. Ma resta il fatto che dall’Appennino romagnolo in su – in tutte le sue diverse declinazioni: “romagnola”, “di montagna”, e del nord, come nel caso del parmense Concerto Cantoni – il liscio ha fatto dell’Emilia- Romagna e dei cuori della sua popolazione terra di conquista, a cavallo tra Otto e Novecento. E così ha soppiantato, a suon di Polke e Mazurche, i balli della tradizione popolare autoctoni “saltati” (dalla tipologia di passo saltellato) in netta contrapposizione al passo del liscio (il cui passo è “scivolato”) e “staccati”, ovvero ballati da persone tra loro distanti, e per di più, in gruppi, in contrapposizione con il liscio che favorisce l’avvicinamento delle coppie di danzatori. Con un conseguente, scandaloso, cambiamento radicale anche nei costumi, e nelle strategie della seduzione in particolare, al punto che molti di questi balli ravvicinati, come anche il tango e la beguine, furono messi al bando dai parroci di molte località. Ma questa è anche la storia del molteplice intrecciarsi di processi, sociali e culturali che ha visto inediti protagonisti entrare in scena: braccianti, contadini, artigiani, il proletariato associato alla cooperazione, commercianti, musicisti esclusi dal circuito professionale o musicisti da banda particolarmente attivi nel “fuori servizio” (liturgico). Una storia che il radicamento della cultura musicale popular, la diffusione di pratiche musicali trasferite di generazione in generazione, ha permesso, nel corso della seconda parte del secolo scorso, di sfociare in un importante fenomeno discografico nazionale. Protagonisti di questo viaggio attraverso un secolo di storia del ballo popolare italiano per eccellenza sono lo stesso Riccardo Tesi all’ organetto diatonico e Claudio Carboni, al sassofono, con Nico Gori, clarinetto, Maurizio Geri, chitarra e voce, Roberto Bartoli, contrabbasso, Massimo Tagliata, pianoforte e fisarmonica, Gianluca Nanni: percussioni e con il Quartetto d’archi Alborada. Un’orchestra multiculturale, composta da alcuni dei musicisti più rappresentativi della scena etnica, classica e jazz, rivisita, con rigore e spregiudicatezza, le melodie e i ritmi che hanno fatto danzare intere generazioni di italiani, dagli echi classici di Carlo Brighi alle atmosfere bandistiche del Concerto Cantoni alle aperture jazzistiche di Gorni Kramer, senza dimenticare le contaminazioni etniche delle varianti regionali, bolognesi e le sonorità romagnole di Secondo Casadei. Un’occasione per riscoprire il suggestivo impianto melodico, il virtuosismo strumentale, le affascinanti combinazioni timbriche e gli aspetti più celati e seducenti di un genere musicale immeritatamente sottostimato. Il liscio Nell’immaginario degli italiani liscio è sinonimo di ballo popolare e designa un genere musicale che a tutt’oggi vanta un’enorme diffusione su tutto il territorio nazionale e un forte valore d’uso presso le generazioni più adulte delle classi sociali medio-basse. A tale popolarità, così antica da essere addirittura confusa con il folklore, corrisponde però un’immagine riduttiva e stereotipata; inoltre l’ideologia ed i valori extramusicali attualmente veicolati dal liscio gli conferiscono, nell’ambito della cultura ufficiale ed in particolare giovanile, una connotazione negativa che tende spesso a bollarlo come kitsch, nostalgico e di cattivo gusto. Un’analisi più approfondita della storia e delle sue varianti regionali ci pone invece di fronte ad un fenomeno ampio e articolato; infatti, il liscio che conosciamo oggi vanta tradizioni colte, nasce nell’800 sulla scia della scuola viennese di Johann Strauss, della grande moda di valzer, polka e mazurka che dominò in quel periodo il ballo in ambiente borghese, sostituendo i minuetti e le altre danze di corte e sancendo cosi il progressivo e definitivo passaggio da forme di danza collettiva al ballo di coppia. Dagli ambienti urbani e borghesi giunse poi a quelli rurali e proletari, sovrapponendosi alle tradizioni locali e dando origine a processi di trasformazione/appropriazione tipicamente popolari: si formarono così tante e diverse “tradizioni” del liscio: da quello romagnolo alla Filuzzi bolognese, dalla scuola ambrosiana a quella emiliana o tirolese, passando per le varianti regionali che si trovano nelle esecuzioni di suonatori calabresi, toscani, abruzzesi, ecc. Piccole orchestrine di violini, di mandolini, bande e bandelle di strumenti a fiato, costituirono un serbatoio di strumentisti alfabetizzati che, insieme ai musicisti di tradizione orale. furono pronti ad integrare e a diffondere questo repertorio: così il liscio soppiantò i balli etnici più antichi e divenne il genere dominante del ballo popolare. Nel corso degli anni ha subito numerose evoluzioni: la trasformazione degli organici strumentali (con l’introduzione di fisarmonica, batteria, chitarra, sax, banjo, fino agli odierni strumenti elettrici), l’assimilazione di nuovi ritmi d’importazione (tango, paso doble ecc.). l’introduzione della canzone l’influenza del jazz, la contaminazione con la musica leggera ….. La sua storia è costellata da figure mitiche di musicisti che con la loro personalità hanno influenzato e modellato lo stile: da Giuseppe Cantoni, fondatore del Concerto Cantoni nel 1860, al clarinettista Pattaccini, da Carlo Brighi, detto Zaciên, capostipite dello stile romagnolo, al leggendario Secondo Casadei, autore della celebre “Romagna mia*, dal suonatore ambulante Migliavacca al re dello stile filuzziano Leonildo Marcheselli, dal virtuosismo strumentale dei fisarmonicisti Corni Kramer, Wolmer Beltrami, Carlo Ventun Peppino Principe o del clarinettista Henghel Gualdi, responsabili delle aperture verso il jazz, fino a Raoul Casadei, cui si deve il rilancio del genere dopo la crisi degli anni Sessanta.

Maggio 9 @ 10:00
10:00 — 13:00 (3h)

Concerti

A cura della Regione Emilia-Romagna in collaborazione con Eufonica by BolognaFiere Group

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